Chi tace acconsente
Sakineh, condannata in Iran per adulterio, in carcere in attesa di lapidazione, rito brutale e inumano contro le donne. Se accadesse, accadrà anche per molte altre. Levare la voce per la sua salvezza è una battaglia per la libertà in tutto il mondo dall’integralismo religioso, dalla violenza, dalle teocrazie, dalla prevaricazione sulle donne. Il figlio: «Mia madre torturata, se tacete la uccidono». Si moltiplicano le manifestazioni anche in Italia per un’iniziativa del governo e dell’Unione europea.
Marchionne. Ragiona a pancia piena: il suo reddito 435 volte più elevato di quello di un operaio
Venerdì 27 Agosto 2010 18:26
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Marchionne al meeting 'ciellino'
Editoriale di Alessandro Cardulli
A pancia piena si ragiona bene. Lo dicevano i contadini quando il fattore chiedeva ai contadini di consegnare i prodotti del loro lavoro così come voleva il padrone della terra. Sempre di più, sempre di più, senza sentir ragioni, si lamentavano chi sudava dall’alba alla sera. 'Sciur parun da li belli braghi bianchi, fora li palanchi', cantavano le mondine delle risaie piemontesi,mentre con le gambe infilate nell’acqua si sfinivano in un lavoro dai tanti rischi e pericoli. 'Se otto ore vi sembran poche', cantavano gli operai facendo fischiare le orecchie ai vari padroni delle ferriere.
Padroni e operai, tutti uguali
Oggi, ci dice Sergio Marchionne, che bisogna porre fine al “conflitto operai-padroni”, tutti sulla stessa barca, non c’è più differenza. “Cooperazione”, ci vuole, parola magica che piace tanto anche a sindacalisti come i capi di Cisl e Uil, Bonanni e Angeletti. Certo che non siamo più ai tempi in cui quei canti si levavano durante le manifestazioni dei lavoratori. Ma è davvero possibile eliminare il conflitto in una società capitalista, per di più in una società come quella italiana segnata da un capitalismo straccione, con le pezze al culo, dove l’intreccio fra malapolitica con le cricche del malaffare segna ormai le cronache giornaliere e impegna il lavoro di tante Procure della Repubblica? Fortunatamente no. A pancia piena Marchionne, con i suoi maglioncini quasi a dimostrare la sua modernità e il suo non curarsi delle formalità e delle apparenze, direbbe il nostro contadino di altri tempi si ragiona bene: il suo reddito è 435 volte più alto di quello di un lavoratore della Fiat. Ci sarà o no qualche differenza fra il padrone e l’operaio tale da provocare un naturale conflitto? O sono tutte invenzioni di quei satanassi della Fiom, della Cgil? L’elemento centrale del suo intervento ai ciellini, l’ala conservatrice, anti liberale del mondo cattolico, è stato il nuovo, grave attacco ai tre lavoratori cui impedisce di riprendere il posto di lavoro, come ordinato dal giudice. Insieme, sulle orme di Berlusconi, non ha mancato una sorta di intimidazione nei confronti dei magistrati che devono esaminare il ricorso della Fiat: stiano ben attenti, a non ripetere la sentenza che condanna la Fiat.
Lo sberleffo del doppio aumento
Giovedì 26 Agosto 2010 17:44 | Scritto da gabri | | |
Doppio aumento per i pendolari
Doppio aumento delle tariffe ATM dal primo settembre, sui biglietti e sui vari tipi di abbonamento, ma solo per chi viene da fuori Milano.
Già da agosto molti pendolari hanno visto l'aumento degli abbonamenti in quanto la Provincia non ha rinnovato gli sconti promozionali adottati dalla precedente amministrazione di centrosinistra.
La giunta Formigoni ha poi deliberato per la somma degli aumenti calcolati per il 2009 e il 2010 su tutte le tariffe extraurbane, restano invece invariate le tariffe entro i confini di Milano.
Uno sberleffo per i cittadini che da anni richiedono, a ragione, il biglietto unico.
Penalizzati i lavoratori e gli studenti pendolari, ma anche l'ambiente e la qualità della vita. Infatti con queste scelte s'incentiva il traffico privato di attraversamento fino a Milano, che certo non giova alla salute dei cittadini. Che dire della lungimiranza di tali amministratori?
Lavoro, la fine degli alibi. E’ ora di decidere da che parte stare -
Anteprima Liberazione di venerdì 27 agosto
26/08/2010 23:06 | LAVORO - ITALIA di Luciano Muhlbauer
Un pregio questo profondo agosto l’ha avuto, con i suoi meeting e i suoi dibattiti. Ha aiutato a fare un po’ di chiarezza, ad esplicitare, al di là di ogni ragionevole dubbio, di che cosa stiamo parlando, quando diciamo Pomigliano, Melfi o Fiat. Non a caso nessuno parla più di fannulloni, assenteismo o finti malati, come invece si faceva senza ritegno ai tempi del referendum di Pomigliano. E assume senso compiuto anche quell’irriducibile opposizione della Fiat al reintegro “nel proprio posto di lavoro” - e non nella saletta sindacale - dei tre operai di Melfi. No, tutte queste cazzate, ci si permetta il termine, sono state spazzate via dai dotti discorsi di ministri, capi confidustriali e amministratori delegati. Dobbiamo essere grati, in particolare, al ministro Tremonti e all’ad Marchionne, per avere autorevolmente attestato che le cose stanno esattamente come pensavamo che stessero.
Il primo, tra Rimini e Bergamo, ha in sostanza detto che viviamo in un mondo difficile, che siamo noi che dobbiamo adeguarci a questo e non questo a noi e che, quindi, certi lussi non possiamo più permetterceli. Si riferiva soprattutto a due “lussi”: i diritti e la sicurezza sui luoghi di lavoro, comprese «robe come la 626». Il secondo, nel suo intervento di ieri a Rimini, non ha nemmeno fatto finta di citare l’assenteismo e si è dedicato invece a un discorso più generale. Secondo lui, ci vuole un nuovo patto sociale, un nuovo modello e questo significa, ovviamente, che bisogna buttare a mare quello vecchio. Ed è quello che sta avvenendo ora in Fiat: “la contrapposizione tra due modelli”.
Marchionne non perde tempo a spiegare in dettaglio questo nuovo modello, vi allude soltanto, parlando di “responsabilità e sacrifici” e di competizione nel mondo. In cambio, però, è molto chiaro nell’individuare il modello da distruggere: «Non è possibile gettare le basi del domani continuando a pensare che ci sia una lotta tra “capitale” e “lavoro”, tra “padroni”’ e “operai”… Erigere barricate all’interno del nostro sistema alimenta solo la guerra in famiglia».
Potremmo fermarci qui con le citazioni di Marchionne, se non fosse che è stato anche protagonista di due cadute di stile, sebbene la platea ciellina non ci abbia fatto caso. Con la prima, ha attaccato gratuitamente i tre licenziati politici di Melfi, rinfacciandogli che «la dignità e i diritti non possono essere patrimonio esclusivo di tre persone». Con la seconda, invece, si è esercitato in una clamorosa, ma significativa omissione. E così, dopo aver rivendicato con forza il progetto “Fabbrica Italia” e affermato che «rispettare un accordo è un principio sacrosanto di civiltà», si è completamente dimenticato di accennare al caso delle produzioni assegnate quattro mesi a Mirafiori, poi sparite e, infine, riapparse in Serbia. Ma che ci vuoi fare, d’altra parte non si è nemmeno ricordato della parolina “cassa integrazione”, che a breve arriverà anche per gli operai di Melfi.
Comunque, inutile scandalizzarci per qualche scorrettezza o bugia. Questo non è un gioco pulito, è un gioco pesante e non si prevedono prigionieri. Ma in cambio è trasparente. Non si tratta di avere meno assenteismo, più produttività eccetera. Tutto questo si potrebbe ottenere anche nel quadro normativo e contrattuale esistente (peraltro tutt’altro che generoso con i lavoratori). No, il problema non è quantitativo, è qualitativo. Ed è generale.
Sacconi, Tremonti e Marchionne dicono e vogliono la stessa cosa, non cose diverse. E non sono nemmeno cose tanto nuove. Quasi nessuno si ricorda ormai, ma nel lontano ottobre 2001 l’allora ministro del Welfare, il leghista Roberto Maroni, presentò il Libro Bianco sul mercato del lavoro in Italia. Riga in più, riga in meno, c’era già tutto scritto, compreso l’obiettivo di abrogare lo Statuto dei Lavoratori, cioè il pacchetto fondamentale dei diritti, per sostituirlo con lo “Statuto dei Lavori”.
L’anno scorso a Milano l’81,6% dei nuovi contratti di lavoro stipulati aveva carattere precario. Evidentemente vogliono il 100%, dappertutto e subito. E’ l’assalto al cielo dei padroni.
Insomma, dopo le illuminanti chiacchiere agostane, non ci sono più alibi per nessuno. Non ci riferiamo ovviamente ai vari Bonanni, che di alibi non ne hanno più da tempo, ma a tutti gli altri.
A questo punto bisogna scegliere da che parte stare. Con Marchionne e Tremonti o con la Fiom, i sindacati di base e tutti quelli che si battono per la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici. Suona brutale, lo so, ma questa è l’ora di schierarsi.
RETE PER L'AUTORGANIZZAZIONE POPOLARE:19 SETTEMBRE RIUNIONE COSTITUTIVA
Scritto da Ivan
Giovedì 19 Agosto 2010 00:00
Dopo circa un anno di lavoro e sperimentazione si è avviato il percorso costituente della R@P, la Rete per L'autorganizzazione Popolare che federerà le pratiche sociali che si sono sperimentate dentro la crisi.
La R@P è un'associazione di promozione sociale, che si sviluppa con propri circoli, a cui hanno deciso di federarsi sulla base di un principio federativo le Brigate della Solidarietà Attiva, I Gruppi di Acquisto Popolare, L'Associazione Diritti e Società, L'Unione Inquilini e altri soggetti che contribuiranno al progetto restando in piena autonomia.
Si tratta quindi di un processo aperto, orizzontale, di messa in comune di pratiche di solidarietà attiva e vertenzialità, per dare concretezza e continuità ad un'intervento, che cerca di ripoliticizzare il vasto mondo dell'agire sociale in una prospettiva anticapitalista.
La R@P è composta da soggetti che prima di tutto agiscono nella crisi sociale, e sviluppano, a partire da questo una proposta che guarda alla costituzione di uno spazio comune in chiave neo – mutualista per permettere il consolidamento e lo sviluppo delle lotte, e per dare risposte parziali ma concrete, alle classi popolari strette dal morso della crisi. Dentisti sociali, mutue autogestite, sportelli sociali su casa e lavoro, casse di resistenza, interventi di solidarietà attiva diretta nei punti caldi del bisogno e del conflitto, scuole popolari, presidi sociali di quartiere, questo è quello che hanno fatto e faranno gli aderenti della R@P sul principio del prima fare e poi parlare.
La R@P avrà una riunione fondativa che si terrà il 19 di settembre a Scandicci (FI) presso il palazzetto dello sport di via Rialdoli a partire dalle ore 10.30 nella quale verranno eletti, sulla base di una testa un voto gli organismi e verrà stipulato una carta fondativa dei diritti sociali nel quale riconoscersi come intero processo.
LA BATTAGLIA DI APRILIA
16/08/2010 23:49 | AMBIENTE - ITALIA
La situazione ad Aprilia, dove il Comune ha avviato la ripubblicizzazione dell'acqua, merita un aggiornamento. La settimana scorsa il sindaco ha chiesto ai legali di portare in Tribunale Acqualatina, il gestore partecipato dal colosso francese Veolia. Le vie bonarie non sono servite ed ora dovrà essere un magistrato civile a decidere sulla questione. Festa rimandata, almeno per ora.La società per azioni che dal 2005 gestisce l'acqua ad Aprilia affila intanto le armi. Lo fa utilizzando gli squadroni con vigilantes armati, mandati in giro a chiudere i contatori, a ridurre il flusso fino a rendere impossibile l'utilizzazione dei rubinetti. Lo fa con anziani, famiglie, persone che da cinque anni contestano il servizio, molto spesso con la legge dalla loro parte. Lo fa nonostante un giudice di Latina abbia dichiarato vessatoria la clausola che permette alla società di tagliare i tubi in caso di presunta morosità. Una storia che il manifesto già raccontò nell'estate del 2008. E da allora nulla è cambiato.Per ora Acqualatina continua ad avere il coltello dalla parte del manico. Apparentemente cerca di ignorare - almeno pubblicamente - l'intimazione del consiglio comunale che ad aprile ha chiesto la restituzione degli acquedotti. La parte pubblica della società - costituita da pezzi anche di peso della politica del Pdl di Latina e dintorni - è occupata a tessere i giusti rapporti politici, facendo leva anche sulla nuova giunta regionale.La risposta al comune di Aprilia della conferenza dei sindaci è stata lapidaria: della questione se ne occupi la Regione. La Polverini per ora non si è pronunciata, anche se appare evidente come sulla sua posizione peserà il Pdl pontino, fondamentale per la sua elezione.Il percorso che il comune di Aprilia sta affrontando non ha solo un risvolto locale. Lo scontro riguarda più che mai le democrazie locali, che - nonostante la propaganda sul federalismo - vengono svuotate sempre più di poteri reali. Ad iniziare dai bilanci, divenuti drammatici, che rendono spesso impossibile affrontare decentemente l'erogazione dei servizi pubblici locali. Come appunto l'acqua.E' bene ricordare che la costituzione e l'intera legislazione italiana rimettono ai consigli comunali la competenza sulla gestione del servizio idrico. Sono le assemblee più vicine ai cittadini a decidere le modalità della distribuzione dell'acqua, bene che la stessa Unione europea considera con un valore a rilevanza pubblica. La battaglia di Aprilia va in questo senso e si basa su una decisione del consiglio comunale della città, che non ha mai approvato la convenzione di gestione con Acqualatina.Dunque lo scontro con la società - e di riflesso con il gotha politico del Pdl che comanda in provincia e in regione - si basa su un principio costituzionale non secondario e riguarda direttamente il sistema democratico. Non solo. Il risultato finale che potrà raggiungere l'amministrazione comunale di Aprilia mostrerà quanto veramente conta oggi lo stato di fronte al potere economico e di lobby delle multinazionali dei servizi.E' ancora possibile per i Comuni italiani esercitare in autonomia il mandato democratico, nonostante le pressioni sempre più soffocanti delle società per azioni?
Andrea Palladino da il manifesto
Newsletter del gruppo consiliare in Provincia di Milano
Lista Civica un’Altra Provincia – Partito della Rifondazione Comunista – Partito dei Comunisti Italiani Numero 19 – martedì 3 agosto 2010
30° STRAGE DI BOLOGNA, MASSIMO GATTI PARTECIPA ALLA PARTENZA DELLA STAFFETTA PODISTICA “PER NON DIMENTICARE” Il Capogruppo in Provincia di Milano per Lista Civica un’Altra Provincia-Prc-Pdci, Massimo Gatti, ha partecipato il 30 luglio, in Piazza Fontana, a Milano e la sera a Paullo, alla partenza della 26^ staffetta podistica “Per non dimenticare Milano-Brecia-Bologna”. La staffetta, promossa dall’AGAP (Associazione Gruppi Amatori Podistici) in collaborazione con il Circolo Dipendenti Comunali di Bologna e la partecipazione di gruppi podistici milanesi, bergamaschi, bresciani, cremonesi, parmensi, reggiani, modenesi e bolognesi, è stata organizzata per ricordare le stragi di piazza Fontana a Milano, piazza Della Loggia a Brescia e la strage alla stazione di Bologna. Il Capogruppo è stato presente anche il 2 agosto alla Stazione di Bologna dove si è tenuta la manifestazione alla presenza delle associazioni dei parenti delle vittime.
ndrangheta, Massimo Gatti presenta una mozione in Provincia per chiedere le dimissioni di Pilello da revisore dei conti Il capogruppo in Provincia di Milano per Lista Civica un’Altra Provincia-Prc-Pdci, Massimo Gatti, ha presentato nella seduta del Consiglio provinciale del 28 luglio una mozione per chiedere al Presidente Podestà le dimissioni di Pietro Pilello dalla carica di Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti della Provincia di Milano.
“Dal momento che sulla stampa sono state pubblicate notizie in merito all’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia e nei comuni della Provincia di Milano in cui compaiono più volte (con virgolettati riconducibili ad atti giudiziari ufficiali dell’inchiesta) citazioni che coinvolgono l’attuale Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti della Provincia di Milano, Dott. Pietro Pilello – ha dichiarato Massimo Gatti – e dal momento che il Sindaco del Comune di Milano sta già operando per chiedere la revoca del Dott. Pietro Pilello dagli incarichi che riveste in rappresentanza del Comune di Milano nelle società partecipate Metropolitne Milanesi (MM) e Agenzia Mobilità Ambiente e Territorio, con questa mozione ho chiesto al Presidente Podestà di operare per revocare immediatamente dal ruolo di Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti della Provincia di Milano il Dott. Pietro Pilello al fine di tutelare la Provincia di Milano e salvaguardarne l’immagine, anche in via cautelativa e nel pieno rispetto delle competenze giudiziarie che sono prerogativa esclusiva della Magistratura. Le spiegazioni fornite nel Consiglio provinciale del 27 luglio dal Dott. Pietro Pilello e dal Presidente Guido Podestà sono assolutamente insufficienti”.
PTCP, inizia l’iter in Consiglio Provinciale Durante il consiglio provinciale del 28 luglio è iniziata la discussione in merito alle linee guida per l’adeguamento del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) vigente alla legge regionale per il governo del territorio. La discussione continuerà in settembre alla ripresa dei lavori del Consiglio. Il Gruppo Lista Civica un’Altra Provincia-Prc-Pdci darà, come sempre, battaglia in Consiglio per la difesa dei beni comuni e del Parco Agricolo Sud Milano, minacciato pesantemente da PDL e Lega che vorrebbero indebolire il vincolo di non edificabilità.
Licenziamenti e chiusura stabilimento Schering Plough SpA di Comazzo. Presentata un’interrogazione urgente Il Capogruppo in Provincia di Milano per Lista Civica un’Altra Provincia-Prc-Pdci, Massimo Gatti, ha presentato, in data 15 luglio 2010, un’interrogazione urgente rivolta al Presidente della Provincia di Milano e all’Assessore provinciale al Lavoro in merito ai licenziamenti e alla chiusura dello stabilimento Schering Plough SpA di Comazzo (LO).
Nell’interrogazione si chiede: “quali azioni ha già intrapreso o intende intraprendere la Provincia di Milano per salvaguardare i livelli occupazionali di Schering Plough SpA, in provincia di Lodi e in provincia di Milano e se è intenzione della Provincia di Milano, come riteniamo opportuno, promuovere l’attivazione di un tavolo con Proprietà, Sindacato, Prefetture e Ministero dello Sviluppo Economico, con il pieno coinvolgimento della Regione Lombardia, delle Province di Milano e Lodi e dei Comuni di Comazzo, Merlino, Segrate e limitrofi, per favorire la ricerca di una soluzione che favorisca la difesa dell’occupazione”.
Monder, presentata un’interrogazione urgente Il Capogruppo in Provincia di Milano per Lista Civica un’Altra Provincia-Prc-Pdci, Massimo Gatti, ha presentato, in data 27 luglio, un’interrogazione urgente in merito alla grave crisi della Monder s.r.l. di Peschiera Borromeo e ai licenziamenti in corso.
Nell’interrogazione rivolta al Presidente della Giunta Provinciale di Milano e all’Assessore provinciale al Lavoro il Capogruppo chiede: “quali azioni ha già intrapreso o intende intraprendere la Provincia di Milano per salvaguardare i livelli occupazionali della Monder s.r.l. e per verificare la correttezza e la legittimità delle procedure adottate e se è intenzione della Provincia, come riteniamo opportuno, promuovere l’attivazione di un tavolo con Proprietà, Sindacato, Prefettura e Ministero dello Sviluppo Economico, con il pieno coinvolgimento della Regione Lombardia, della Provincia di Milano e del Comune di Peschiera Borromeo, per favorire la ricerca di una soluzione che garantisca la difesa dell’occupazione”.
“Di fronte all’ennesimo caso del rischio di chiusura di un’azienda che, dedicandosi alla produzione alimentare, dovrebbe essere assolutamente rilanciata, è necessario che le Istituzioni abbiano il coraggio di denunciare le gravi responsabilità dell’amministratore delegato della Monder. Quest’ultimo, infatti, utilizzando tutti sotterfugi possibili, pensa solo ad arricchire il proprio portafoglio, inganna i sindacati, non paga gli stipendi regolarmente, licenzia le lavoratrici e i lavoratori rovinando decine di famiglie e distrugge una produzione industriale iniziata nel lontano 1957. – ha dichiarato Massimo Gatti – Non è più accettabile che i lavoratori e le Istituzioni subiscano le illegalità di piccoli e grandi speculatori che calpestano i diritti delle persone e chiudono le aziende. E’ necessario che questi signori rendano conto e restituiscano il maltolto sottomettendosi alle sanzioni previste dalla legge in quanto sono falsi imprenditori e veri truffatori!”.
Riscaldamento Case Aler quartiere di via Salomone, presentata un’interrogazione urgente Il Capogruppo in Provincia di Milano per Lista Civica un’Altra Provincia-Prc-Pdci, Massimo Gatti, ha presentato, in data 2 agosto, un’interrogazione urgente in merito i lavori di sostituzione dell’impianto di riscaldamento negli edifici in Edilizia Residenziale Pubblica del Quartiere Salomone (dal civico 28 al 66) a Milano.
Nell’interrogazione rivolta al Presidente della Giunta Provinciale di Milano e all’Assessore provinciale al Piano Casa/Edilizia - Housing sociale il Capogruppo, preso atto del grande lavoro di riqualificazione svolto dalle associazioni e dai sindacati in zona e preso atto che, ad oggi, non sono ancora stati avviati i lavori di sostituzione dell’impianto di riscaldamento dal civico 28 al 66 di via Salomone, con la relativa manutenzione e pulizia dei singoli caloriferi, considerato che la Provincia di Milano ha un proprio rappresentante nel consiglio di Amministrazione di Aler Milano, chiede: “se il Consiglio di Amministrazione di Aler ha approvato l’intervento di sostituzione dell’impianto di riscaldamento citato e con quale cronoprogramma; se è intenzione dell’ Amministrazione provinciale intervenire per evitare un ulteriore peggioramento dei disagi già subiti dai residenti del Quartiere Salomone, soprattutto in vista dei mesi invernali”.
Rho-Monza, Massimo Gatti: “Podestà dice no all’interramento” In merito alla seduta della 2^ Commissione “Mobilità e Trasporti” della Provincia di Milano, tenutasi il 14 luglio, e dedicata al progetto di riqualificazione della S.P. 46 Rho-Monza, il Capogruppo in Provincia di Milano per Lista civica un’Altra Provincia-Prc-Pdci, Massimo Gatti, ha dichiarato:
“Dopo un anno di lavoro, la Giunta Podestà parla ancora senza aver letto gli atti. Si continua a dire che il progetto di interramento non si può fare, scomodando la scadenza dell’Expo, ma soprattutto citando dati sbagliati. Oltretutto l’Assessore De Nicola ha anche il cattivo gusto di ridicolizzare la città di Paderno, che, a suo dire, non sarebbe degna di interventi così onerosi, in quanto più brutta di Capri!
Un comportamento ancora più irresponsabile, perché adottato nei confronti di una città come quella di Paderno, che ha accolto altre infrastrutture impattanti, lasciando aperte le porte al dialogo per quanto riguarda la Rho-Monza. L’ultima proposta del Sindaco di Paderno è stata infatti un segnale di dialogo e di ricerca di un compromesso possibile: avviare subito l’opera, con lo stralcio della parte centrale che devasterebbe la città. Anche il Comitato per l’interramento della Rho-Monza, ascoltato in commissione lo scorso 12 maggio, aveva portato analisi, risultanze e proposte documentate per chiedere alla Provincia di avanzare agli altri Enti coinvolti una proposta alternativa.
La Giunta Podestà dimostra però ancora una volta di essere come la scimmietta che non vede, non parla e non sente. Alla faccia della partecipazione e dell’ascolto sbandierati nelle giunte itineranti! L’unico obiettivo evidente di questa Amministrazione provinciale è quello di obbedire agli ordini dei poteri forti e di confliggere con gli interessi generali della popolazione.
Atteggiamento confermato anche dalla decisione della maggioranza PDL e Lega di bocciare la proposta avanzata dalle forze di opposizione in Commissione, di portare la discussione sull’interramento in Consiglio provinciale, dove ognuno si sarebbe dovuto assumere le proprie responsabilità di fronte ai cittadini. Ma il confronto pubblico evidentemente non si addice a questa Amministrazione, sempre più colonia del PDL e sempre meno istituzione pubblica.
Noi non ci fermiamo qui e già nel Consiglio di domani tutti i gruppi di opposizione pretenderanno l’inserimento all’ordine del giorno di questo tema, da discutere urgentemente, senza perdere altro tempo utile”.Inceneritore di Trezzo, Massimo Gatti: “No al raddoppio!” I sindaci dei Comuni del trezzese, vimercatese e del bergamasco, i rappresentanti del comitato contro l’ampliamento dell’inceneritore, associazioni e cittadini hanno partecipato, nel pomeriggio del 13 luglio, presso la sede della Provincia di Milano, all’audizione della Commissione provinciale Ambiente che aveva come unico punto all’ordine del giorno la discussione in merito “alla problematica Impianto di Termodistruzione sito sul territorio di Trezzo sull’Adda”.
Il Capogruppo in Consiglio provinciale per Lista Civica un’Altra Provincia-Prc-Pdci, Massimo Gatti, intervenendo durante la commissione, ha dichiarato: “Insiemi ai sindaci, al comitato, alle associazioni e ai cittadini ribadiamo il nostro secco no al raddoppio dell’inceneritore di Trezzo d’Adda.
La posizione espressa dal Presidente Podestà nella sua apparizione fulminea in commissione è molto ambigua, le sue posizioni sono poco chiare e variano in base al pubblico presente in aula.
Il progetto di raddoppio porterebbe ad un aumento di ben 193.000 tonnellate/anno di rifiuti da smaltire, che si riverserebbero su un territorio in cui sono già presenti due discariche e sono in programma un impianto di compostaggio a Masate e un impianto di trattamento dei rifiuti speciali a Cambiago.
Un territorio che dovrà subire anche la cementificazione e l’inquinamento che porteranno con se la centrale termica di Cassano d’Adda e le future BreBeMi, Pedemontana e Tem. E’ impensabile che i cittadini debbano subire anche l’inutile raddoppio dell’inceneritore di Trezzo.
Inutile perché non ha alcun senso ampliare un impianto su un territorio che già riesce a smaltire, con la raccolta differenziata, oltre il 70% dei propri rifiuti. I dati ci dimostrano che in Lombardia non abbiamo bisogno di altri impianti perché quelli di cui dispone il territorio sono sufficienti per il fabbisogno lombardo.
E’ necessario che il consiglio provinciale si esprima con un atto amministrativo chiaro che dica no a qualsiasi ampliamento dell’ inceneritore di Trezzo e che dica che l’autosufficienza del territorio provinciale è raggiungibile senza alcun nuovo inceneritore, Parco Sud compreso.
E’ necessario, inoltre, aprire immediatamente un tavolo istituzionale che coinvolga Regione Lombardia, Provincia di Milano e le Amministrazioni locali.
Oggi è urgente costringere il Comune di Milano a fare di più per la raccolta differenziata, come tutti gli altri comuni della provincia, rendendo così totalmente inutile non solo la realizzazione di nuovi inceneritori ma anche l’ampliamento di quelli esistenti.
Diciamo no a qualsiasi ampliamento dell’inceneritore di Trezzo sull’Adda e a nuovi inceneritori nel Parco Agricolo Sud Milano così come in tutti gli altri comuni della provincia”.
Sede nuovo Liceo Rebora di Rho, presentata un’interrogazione urgente Il Capogruppo in Provincia di Milano per Lista Civica un’Altra Provincia-Prc-Pdci, Massimo Gatti, ha presentato, in data 27 luglio 2010, un’interrogazione urgente rivolta al Presidente della Giunta Provinciale di Milano e all’Assessore provinciale all’Istruzione e all’Edilizia Scolastica della Provincia di Milano per sapere:
· chi ha preso parte alle trattative in rappresentanza del Comune di Rho e della Provincia di Milano per la definizione della Convenzione approvata dal Consiglio comunale di Rho il 7 luglio 2010 per la realizzazione della nuova sede del Liceo Rebora;
· se esiste un progetto dell'intera opera, una definizione certa dei tempi di realizzazione e una quantificazione dei costi complessivi, con relativa copertura economico-finanziaria da parte degli enti coinvolti, oppure soltanto un progetto e una quantificazione dei costi relativi al primo lotto di lavori;
· in assenza della necessaria copertura economico-finanziaria e qualora fosse necessario provvedere ad una variazione del bilancio di previsione della Provincia di Milano per dar seguito ai contenuti della citata Convenzione, quali opere indicate nel Bilancio pluriennale e nel Programma triennale delle Opere pubbliche verranno stralciate per garantire i finanziamenti necessari alla realizzazione del nuovo liceo Rebora;
· se non vi sia il rischio, in assenza di un piano di spesa definito dall'inizio, che, di fronte a ipotetiche difficoltà finanziarie dei due enti interessati, il liceo Rebora di Rho possa rimanere un'opera incompiuta, o realizzata solo parzialmente, ovvero che, una volta acquisita la totalità dei terreni da parte del Comune, realizzato il primo lotto, i lavori si fermino per l'impossibilità di trovare un accordo;
· quali sono state le spese e gli interventi a carico della Provincia dopo il 2007 per la manutenzione degli edifici attualmente in uso e quali saranno gli eventuali interventi nei prossimi anni, anche in relazione alla presenza di amianto nella sede di Mazzo;
· quali saranno i benefici o le eventuali ricadute negative per gli studenti, il corpo docente, la Provincia di Milano e il Comune di Rho derivanti da questa nuova Convenzione rispetto al protocollo d'intesa siglato nel 2007, anche in considerazione del fatto che l'opera, bloccata dall’attuale Sindaco di Rho perché il protocollo è stato giudicato troppo oneroso per il comune, oggi sarebbe ormai quasi ultimata, stando alle previsioni del precedente cronoprogramma.
Trasporti, i tagli drammatici dettati dalla Manovra 314 milioni di euro in meno di trasferimenti dallo Stato al trasporto pubblico locale lombardo. Questo è quello che detta la manovra economica approvata in Parlamento e varata dal governo di PDL e Lega Nord. La Regione fa sapere che per assorbire i tagli ci sono solo due strade: la riduzione del servizio o l'aumento delle tariffe. Quel che certo è che nulla potrà restare come prima: la Regione taglierà e chiederà ai Comuni di scegliere: o aumentare le tariffe o tagliare il servizio. La mazzata potrebbe arrivare già all'inizio del prossimo anno. Nonostante le rassicurazioni di Podestà e della sua Giunta, quindi, il duro colpo alle tasche dei cittadini e, soprattutto, dei pendolari del nostro territorio sarà, purtroppo, inevitabile. Occorre una politica alternativa e il coraggio di spostare risorse dalle autostrade al trasporto pubblico.
Premio “grande Milano” a Berlusconi, Massimo Gatti: “Ennesimo spreco di denaro pubblico. Provincia colonia del PDL” In merito all’istituzione da parte della Provincia di Milano del premio “Grande Milano” che lunedì 19 luglio è stato consegnato, tra le guglie del Duomo, al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e al fondatore dell’ospedale San Raffaele di Milano, don Luigi Verzè, il Capogruppo in Consiglio provinciale per Lista Civica un’Altra Provincia-Prc-Pdci, Massimo Gatti, ha dichiarato:
“Con la pagliacciata del premio “Grande Milano”, appositamente costituito dal Presidente Podestà per dar lustro al Premier, la Provincia di Milano si conferma, purtroppo, una colonia del PDL. Altroché 150° della Provincia di Milano, altroché manutenzione del Duomo!
Il concerto organizzato dalla Provincia per lunedì prossimo sulle guglie della cattedrale sarà l’ennesimo spreco di denaro pubblico per far propaganda al partito di governo. Ho comunicato durante l’odierna Conferenza dei Capigruppo, d’accordo con gli altri gruppi di opposizione, che restituiremo immediatamente a Podestà il suo invito a partecipare a una parata di regime.
I grandi milanesi che hanno fatto cose straordinarie e che andrebbero premiati non sono quelli come Berlusconi, ma piuttosto le tante e i tanti cittadini impegnati costruttivamente nella società e, ad esempio, gli operai della INNSE Presse.
Perché il Presidente Podestà non propone, piuttosto, un grande evento culturale in una delle tante fabbriche in crisi del nostro territorio per raccogliere fondi a sostegno delle lavoratrici, dei lavoratori e delle loro famiglie? Che impari dagli artisti della Scala che si sono esibiti gratis a Paderno Dugnano lo scorso 27 giugno, per sostenere le lavoratrici e i lavoratori di Lares e Metalli Preziosi.
Questo sì sarebbe un bel modo per celebrare i 150 anni della Provincia di Milano oltreché un primo passo per far tornare Milano ad essere capitale morale e del lavoro, dando un segnale concreto ai cittadini del nostro territorio. Concerti sul tetto del Duomo sono mera propaganda, senza nulla togliere alla veneranda Fabbrica del Duomo, che, certamente, deve ricevere i fondi dovuti dal Governo nazionale e dagli altri enti”.
Borsellino, Massimo Gatti: “Lotta alla criminalità organizzata priorità oggi più che mai, soprattutto in Lombardia” Il capogruppo in Provincia di Milano per Lista Civica un’Altra Provincia-Prc-Pdci, Massimo Gatti, ha partecipato il 19 luglio all’intitolazione dei giardini, in via Benedetto Marcello, dedicati a Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.
“Siamo stati presenti, come sempre, ai giardini di via Benedetto Marcello per ricordare l’assassinio di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. – ha dichiarato Massimo Gatti – Quest’anno la celebrazione della loro tragica scomparsa è più che mai importante dal momento che le cronache di questi giorni ripropongono drammaticamente la priorità della lotta alla criminalità organizzata nel Paese, ma anche in Lombardia e a Milano. Bene hanno fatto i cittadini dell'associazione 'Qui Milano libera' a chiedere la verità sulle stragi di mafia e a chiedere con forza: ''Fuori la mafia dallo Stato, fuori la mafia da Milano''. Ci ritroviamo pienamente nelle parole di Armando Spataro che oggi ha celebrato degnamente questa giornata e, ricordando Falcone e Borsellino, ha richiamato la priorità assoluta dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura ieri, oggi e domani. Nonché l’essenzialità di alcuni strumenti di indagine quali le intercettazioni. Per tutti questi motivi ho partecipato anche al presidio in memoria di Paolo Borsellino organizzato dal Popolo Viola, sempre il 19 luglio, alle 18.30 in via Benedetto Marcello”.
Massimo Gatti partecipA al 66° Anniversario dell’Eccidio di Villa Pompeiana Il capogruppo in Provincia di Milano per Lista Civica un’Altra Provincia-Prc-Pdci, Massimo Gatti, ha partecipato, domenica 25 luglio 2010, al 66° anniversario dell’Eccidio di Villa Pompeiana promosso dal Comitato Onoranze ai Caduti per la Libertà. Alle ore 10,00 a Marzano di Merlino ha omaggiato la lapide del Comandante Carlo Guaiarini “Barba” e alle ore 10.30, a Villa Pompeiana, ha partecipato alla commemorazione ufficiale.
“Oggi più che mai è fondamentale onorare e ricordare i caduti della Resistenza che hanno dato la loro vita per donarci la libertà, la democrazia e l’uguaglianza. Resistenza che è stata il presupposto e la base della nascita della nostra Costituzione. – dichiara Massimo Gatti – Per rinnovare i valori dell’antifascismo contro qualsiasi pulsione revisionista e neofascista, per un futuro di pace e di convivenza tra i popoli, invito le cittadine e i cittadini a partecipare numerosi alla manifestazione di domenica a Villa Pompeiana”.
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POLITICA
Acqua, Formigoni non aspetta Ronchi
di Roberto Farneti
«Formigoni è uno dei precursori più determinati del ddl Ronchi», spiega a Liberazione Emilio Molinari, uno dei volti più noti del forum dei movimenti per l’acqua, all’annuncio che l’erogazione dell’acqua lombarda finirà entro l’estate nelle mani di società miste, controllate al 60% dalle singole province, soggetti gestori al posto degli Ato. Trovandosi all’opposizione il pd si concede due minuti di scetticismo sulla repentina attuazione del ddl Ronchi: «Vigileremo e faremo la nostra parte».
Peccato che il Pd lombardo, in mano a Penati, non abbia spiccato per entusiamo nella primavera referendaria.
Duecentottantamila firme su 5 milioni di elettori. Il 5% dell’elettorato lombardo (mezzo punto più della media nazionale) ha firmato i tre quesiti in favore della ripubblicizzazione dell’acqua. Il sistema politico dovrebbe tenerne conto «ma Formigoni vuol fare di nuovo il battistrada dopo la bocciatura della precedente legge prima da parte di 144 sindaci lombardi di tutti i partiti - che hanno promosso un referendum nel 2008 - poi dalla corte costituzionale.
Ora addirittura anticipa di oltre un anno le scadenze della legge Ronchi e prova rimpiazzare gli Ato con le province - continua Molinari - i sindaci saranno esautorati da ogni possibilità di controllo su un servizio essenziale di cui loro sono i primi responsabili come tutori della salute dei cittadini. I sindaci vengono ridotti a venditori di territori e giocatori di borsa per fare cassa». Nei suoi 15 anni consecutivi di governo, Formigoni ha dovuto chinare il capo all’opposizione soltanto pochissime volte. Ma una di queste
era stata sulla privatizzazione dell’acqua», dice anche Luciano Muhlbauer, coordinatore milanese del Prc, esortando a costruire «la più ampia mobilitazione possibile, a partire dai promotori del referendum, ma cercando il coinvolgimento da subito degli enti locali».
A giocarsi la partita del 40% delle azioni in vendita saranno A2a, la multiutility milanese-bresciana e, soprattutto, Veolia, onnipresente multinazionale francese appena cacciata da Parigie e più assetata che mai (di soldi). «Il presidente di Veolia è anche il capo di Edf, la multinazionale dell’elettricità che a sua volta è dentro A2a», spiega Molinari.
Ronchi, intanto, ripromette l’istituzione di un’authority indipendente in grado di dare «credibilità e fattibilità» al suo ddl. «Sarà un ennesimo carrozzone di nomina politica, una foglia di fico che estromette i controllori istituzionali senza poter incidere sulle dinamiche finanziarie. Quello che sembra compiuto in nome dell’efficienza è clamorosamente falso - ricorda Molinari - l’acqua è un monopolio naturale e se un gestore vince una gara per trent’anni dove sta la competizione?».
E quando se il ministro delle politiche comunitarie attacca il “popolo dell’acqua pubblica” che prevede un’impennata dei costi del servizio idrico, Molinari lo invita a fare una piccola indagine sulle privatizzazioni già fatte. Arezzo, Agrigento, Aprilia, Roma, Bologna, Genova, Enna: in media l’aumento è stato del 6%, con punte del 100%. «Dove è rimasta pubblica, come Milano, fino a ieri, aveva le tariffe più basse d’Europa anche con gli aumenti (da 0,54 a 0,62) appena decisi da Palazzo
Marino».
in data:
28/07/2010
Islanda, il paese senza bavaglio
26/07/2010 10:26 | POLITICA - INTERNAZIONALE
Approvata una legge che garantisce uno "scudo" quasi totale a chi metterà su Internet segreti militari, giudiziari, societari e di Stato di pubblico interesse. I blogger saranno protetti dai processi. "Sarà difesa la libertà d'espressione". E così la piccola isola potrebbe diventare il bunker del giornalismo d'inchiesta
di GUIDO RAMPOLDI (la Repubblica del 26 luglio 2010)
REYKJAVIK - Alle tre di quella notte, quando il parlamento è stato chiamato a votare, la deputata anarchica Birgitta Jonsdottir non era affatto certa che la sua proposta sarebbe passata. E un mese dopo ancora si chiede se tutti i colleghi avessero capito l'entità della sfida che la piccola Islanda si impegnava a lanciare all'universo mondo - a Stati di polizia e a compagnie petrolifere, al Pentagono e a grandi banche, giù giù digradando fino all'Italia di Silvio Berlusconi. Ma fosse pure con il contributo di una scarsa consapevolezza, del sonno o della fretta di andare in ferie, sul tabellone elettronico è apparso, ricorda Birgitta, "un mare verde. Approvato all'unanimità. Ero stupefatta". Da quel 16 giugno, un Paese di trecentomila abitanti promette uno scudo quasi totale ai disvelatori di segreti - segreti militari, segreti istruttorii, segreti societari, segreti di Stato.
Se documenti sottratti per un interesse pubblico saranno immessi in Internet da un server con base in Islanda, la giustizia dell'isola non potrà impedirne la divulgazione, tentare di scoprire chi li abbia rivelati, dare seguito a condanne comminate da tribunali esteri in base a leggi contrarie alle norme islandesi. Ancora: se uno Stato o un privato si ritenesse diffamato e ricorresse davanti ad una corte straniera, la società islandese proprietaria del computer (il server) che ha immesso in Rete carte segrete non solo non potrà essere intimidita con la minaccia di quei processi dai costi esorbitanti
che stanno costringendo all'autocensura molto giornalismo occidentale, ma sarà autorizzata a rispondere con una contro-citazione davanti ad una corte dell'isola, dichiarandosi vittima di una minaccia alla libertà d'espressione.
Per capire come andrà a finire la sfida islandese occorrerà attendere la normativa d'attuazione (la risoluzione, intitolata Icelandic Modern Media Iniziative, impegna il parlamento a modificare quattordici leggi, tempo previsto: un anno). Stando alle premesse, l'Islanda potrebbe diventare il bunker mondiale del giornalismo investigativo, le Cayman Islands di un'informazione né manipolatoria né omissiva. Ma anche attirare specialisti della disinformazione e mestieranti della calunnia. Potrebbe arretrare sotto l'incalzare di silenziose pressioni internazionali. Oppure restituire la voce agli zittiti - dissidenti, perseguitati, disomogenei. Nel frattempo l'interesse che la deputata Birgitta Jonsdottir ha registrato nel parlamento europeo, soprattutto nel gruppo liberale, suggerisce che l'iniziativa islandese abbia già ottenuto un risultato cospicuo: chiamare alla riscossa contro la massa di divieti, ingiunzioni e intimidazioni che da quasi un decennio sta comprimendo la libertà d'espressione anche negli Stati di diritto occidentali, spesso con il pretesto della lotta al terrorismo.
Per quanto poi riguarda l'Italia, quel che offre l'Islanda già adesso permette di aggirare i divieti che in origine appartenevano alla goffa proposta del ministro Alfano. Nel concreto, chi volesse divulgare intercettazioni dal contenuto significativo non dovrebbe fare altro che mandare le fotocopie del documento originale ad un sito specializzato nella divulgazione di segreti (il più seguito, Wikileaks. org, ora ha la base ufficiale in Islanda). Per posta, ad uno degli indirizzi indicati nel sito Wikileaks; oppure via Internet attraverso il software Tor, gratuito, che costruisce un gioco di carambole tra computer e rende difficilissimo identificare il mittente. Il personale di Wikileaks verificherebbe l'autenticità del documento attraverso i suoi collaboratori in Italia, e tempo qualche giorno o qualche settimana, lo metterebbe in rete. Secondo Smari Mc Carthy, matematico e portavoce di quella Digital Freedom Society che ha avuto un ruolo importante nella formulazione della proposta islandese, "una volta che il documento fosse in Internet, i media italiani potrebbero riprenderlo senza temere ritorsioni". La tesi di Mc Carthy è perlomeno discutibile, ma è meno controverso che non mancherebbero media internazionali disposti a dare pubblicità a ghiotti segreti italici, soprattutto nei Paesi dove l'informazione gode di forti protezioni. Dunque quanto più la legge Alfano tentasse di nascondere, tanto più ostenterebbe scandali e inadeguatezza dell'esecutivo.
Probabilmente lo spettacolo non stupirebbe gli islandesi, cui la tv di Stato in giugno ha raccontato l'Italia attraverso il documentario svedese Videocracy, dove siamo rappresentati da Berlusconi e tali Corona e Mora. "Che disastro, poveretti!", si sente ripetere adesso il giornalista italiano.
A loro volta gli italiani troverebbero un che di familiare nello scandalo islandese che ha prodotto per reazione la Icelandic Modern Media Iniziative. Agosto 2009: la tv di Stato decide di rendere pubblico un documento bancario da cui oggi molti ricavano che nel privatizzare i due maggiori istituti di credito islandesi, i due partiti di centrodestra se li siano spartiti affidandoli a loro amici, incapaci che li avrebbero comprati con soldi presi a prestito da quelle stesse banche. Poco prima che il servizio vada in onda, la magistratura lo blocca con un'ingiunzione. La tv di Stato obbedisce: ma poco tempo dopo si vendica mostrando la schermata di Wikileaks che ha messo in rete il documento.
Dell'episodio discute la Digital Freedom Society in dicembre, quando riunisce a Reykjavik una compagnia non convenzionale: anarchici islandesi, hackers cosmopoliti, e i fondatori di Wikileaks. Va detto che gli anarchici qui sono persone mitissime (la settimana scorsa facevano scudo alla palazzina del governo bersagliata con sassi da cittadini rovinati dalla crisi finanziaria). E gli hackers nordici tengono a non essere confusi con i crackers, quelli che entrano nei siti per sabotarli o saccheggiarli, o con i vari malfattori che cercano lucri facili in Internet.
Si considerano esploratori dell'ignoto, esteti, "hippies lanciati nel cyberspazio", per citare uno di loro, Mc Carthy, che di nome fa Trifoglio (Smari in islandese: il padre, nato in Irlanda, lo chiamò così perché il trifoglio è il simbolo irlandese). Comunque quella sera due dozzine tra hackers, anarchici e sfascia-segreti di Wikileaks si ritrovano in un pub di Reykjavik e decidono di fondere in un progetto organico le più avanzate tra le norme europee e statunitensi in materia di informazione. Si tratta di invertire una tendenza che non è soltanto italiana. Preoccupa soprattutto la Gran Bretagna, meta preferita di quel "turismo da querela" che promuove la causa lì dove trova la legislazione più favorevole. Secondo Trifoglio Mc Carthy, nei processi per diffamazione la giustizia britannica permette al querelante di infliggere al querelato un processo lungo e spese processuali proibitive (così anche negli Usa: vincere la causa contro Scientology è costato 7 milioni di dollari al settimanale Time). A motivo di questo, molti giornali inglesi stanno cancellando dai propri archivi tutte le notizie controverse, per evitare di essere trascinati in una causa da studi legali collegati a grandi industrie.
"Ma questo vuol dire modificare la storia", segnala Birgitta Jonsdottir. Mentre studia i codici occidentali il gruppo di Reykjavik si trova coinvolto nell'elaborazione di un filmato che un soldato americano ha inviato di nascosto a Wikileaks. Girato dalla US Air Force, mostra un elicottero statunitense fare strage di un gruppo di iracheni inermi scambiati per guerriglieri, e soprattutto, ammazzare intenzionalmente i primi soccorritori, clamorosamente incolpevoli. Non c'è un prima e un dopo, lamenta il ministro della Difesa Gates, volendo intendere: l'episodio è decontestualizzato.
Ma almeno c'è un "in mezzo", gli risponde Wikileaks. Quel che qui conta è che né il filmato né l'arresto del soldato che lo trafugò, tuttora detenuto, hanno trovato sui media americani l'eco che Wikileaks si attendeva. Se ne potrebbe dedurre che qualsiasi cosa scoprano i divulgatori di segreti, se l'argomento non è nell'agenda dei media tradizionali non arriverà al grande pubblico.
Quando gli giro il mio dubbio il portavoce di Wikileaks, Daniel, replica che l'organizzazione non vuole tanto sollevare clamore quanto sottrarre all'invisibilità documenti che potrebbero formare la verità storica. Fondata da un hacker australiano che tuttora viaggia nel mondo con le precauzioni di un ricercato, Wikileaks può avvalersi di 800-1000 collaboratori sparsi in decine di Paesi, con i quali verifica le carte segrete che riceve. Secondo Daniel finora soltanto due sono risultate trappole costruite ad arte (una collegava Obama all'islamismo radicale). In genere Wikileaks non si pone il problema se i segreti divulgati siano d'aiuto a malintenzionati (così l'organizzazione ha pubblicato i test condotti dal Pentagono su apparecchi destinati a prevenire l'esplosione di mine). L'importante, per così dire, è che quei documenti siano agli atti.
Però le protezioni accordate dall'Islanda già nel futuro prossimo indurranno questi o altri cacciatori di segreti a tentare di raggiungere in proprio il grande pubblico. E a costruire archivi nazionali (l'IMMI, ghigna Trifoglio Mc Carthy, potrebbe sdoppiarsi in "Italian modern media initiative") oppure tematici, vuoi per precisare i profili di Corporation che hanno globalizzato anche l'opacità, vuoi per individuarne comportamenti scorretti che al momento sono invisibili. Il progetto è audace, la questione seria. Difficile fare previsioni. Al momento l'unica cosa chiara è che al cospetto dei cybernauti di Reykjavik il povero Angelino Alfano, con le sue pandette e i suoi calamai, fa la figura di un leguleio del Regno delle Due Sicilie
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